La matematica del silenzio è uno spettacolo di narrazione sulla misteriosa ascesa di Giovanna d’Arco, interpretato da una sola attrice. Essenziale nell'allestimento ma ricco di linguaggi diversi: narrazione, video arte, musica.
Sostenuto da una drammaturgia in equilibrio tra narrazione epica e conferenza divulgativa, attenta al dettaglio storico ma libera nella ricostruzione romanzesca. Un
evento teatrale che ambisce a restituire una nuova lettura, forse meno popolare, di una delle figure più sfuggenti del medioevo, per sottolinearne il contributo verso la definizione del concetto di “modernità”. Concepito per un pubblico di adulti, ma adatto a un dialogo con gli adolescenti, in virtù di una peculiare capacità di comprendere forme estreme di visionarietà, lo spettacolo propone esaurienti ricostruzioni storiche che stimolino a una riflessione sull’esercizio brutale del potere politico; seguendo una
conduzione da romanzo giallo.
NOTE di DRAMMATURGIA: Una nuova indagine teatrale su uno dei più celebrati misteri del medioevo europeo: la vita e la morte di Giovanna d’Arco, lontana dalle consuete letture fatte di misticismo e d’imprese cavalleresche. Il testo inizia sulla solitudine pastorale di una bambina, nata in un villaggio ai confini del mondo. Un luogo che, prima dell’avvento della dottrina di Cristo, era stato un insediamento gallico abitato da una cultura pagana, che attribuiva alla natura il potere della parola. Un paese dove era verosimile udire voci di bocche invisibili. Sono proprio le voci a guidare la giovane al compimento della celebre impresa? Quale forza misteriosa infonde alla ragazza la determinazione e la sapienza per il miracoloso salvataggio di un paese assoggettato? Nel tentativo razionale di spiegare il mistero affiora, la figura inquieta e sinistra del Maresciallo di Francia Gilles de Rais, compagno d’arme di Giovanna d’Arco, assassino, pedofilo, omosessuale e satanista. Unica e preziosa fonte d’ispirazione per Charles Perrault, nella creazione della fiaba “Barbablù”. Considerato dalla psichiatria contemporanea il primo serial killer della storia dell’umanità, Gilles de Rais rivela una tensione ascetica e mistica, di valore opposto a quello della Pulzella che gli fu amica. “L’altra faccia della santità”, verrebbe da dire, “la tenebra su cui si riflette la luce radiosa della Pulzella”; una volontà tenace di dialogare con l’invisibile, che valse a entrambi la condanna al rogo. Ma, ricostruendo le istruttorie dei due processi, si comprende in fretta che la capziosa e inesorabile tenacia del Tribunale dell’Inquisizione non è indirizzata all’estirpazione dell’eresia, quanto piuttosto alla delegittimazione politica ed economica dei due imputati. Muoiono entrambi per questioni di territorio, di possesso. Giovanna punita da un Tribunale soggetto all’interesse di quell’Inghilterra, che vede sfumare le proprio mire espansionistiche e Gilles condannato da una giuria composta da vescovi, che hanno acquistato da lui terre e castelli, versando un piccolo acconto per poi disporre un rogo come saldo. Entrambi annientati dall’esercizio brutale del potere nel connubio tra religione e politica, vincono però la battaglia con la storia e prendono un posto indelebile nell’immaginario collettivo. Giovanna d’Arco e Barbablù: eretici, apostati e assassini. Senza di loro non sarebbero state possibili la Rivoluzione francese e l’Illuminismo e l’Europa non avrebbe il volto che conosciamo, così come non lo avrebbe il nostro stesso concetto di una modernità, fondata sull’interazione tra rivoluzione e progresso.
DEBORA MIGLIAVACCA BOSSI
Vincitrice, come migliore attrice, del Premio la parola e il gesto 2006 e del Premio Milano per il teatro 2009, sempre come migliore attrice. Laureata in Lettere Moderne con indirizzo in Storia del Teatro e dello Spettacolo presso L’Università Statale di Milano. Lavora come attrice presso il Teatro d’Oltreconfine, poi all’interno del Progetto di Ricerca Teatrale I Servi di Scena/ Teatro La Madrugada e della Compagnia Teatrinviaggio. Consegue il Master per attori de La scuola dopo il teatro condotta dal pedagogo russo Jurij Alshitz e lavora in alcuni spettacoli del maestro e dei suoi assistenti.
FEDERICO BERTOZZI
Vincitore del Premio Flaiano 2002 per la drammaturgia e del Premio Città Palcoscenico 2004 per la nuova drammaturgia. Diplomato nel 1998 alla Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano durante la Presidenza di Renato Palazzi e la direzione didattica di Gabriele Vacis, suo insegnante diretto. Nel 1999, con Marco Baliani e Maria Maglietta inizia un percorso attivo come attore in quello che si definisce: il Teatro di narrazione e pone le basi per uno degli aspetti fondanti di quella che è poi divenuta la sua poetica come autore: la narrazione teatrale con un impegno politico e civile.
STEFANO SCARANI
Già sound designer di Peter Greenaway, Robert Wilson, ha fondato con Alberto Morelli nel 1993 il progetto Tangatamanu dedicato, in particolare, alla composizione e progettazione di musica per installazioni e sistemi interattivi, realizzando numerose opere, tra gli altri, con Studio Azzurro, di cui è collaboratore stabile. Membro del comitato artistico di Sones Contemporaneos si è dedicato all’attività di esecuzione di
spettacoli e concerti con elettronica per Agon, CPA e numerosi ensemble, in Italia e all'Estero. Svolge anche attività di docenza in seminari e training di approfondimento sia in ambito musicale che universitario. Ha collaborato con artisti quali Luca Francesconi, Victor Rasgado, Gae Aulenti, Peter Bottazzi, Peter Cerone, in Europa, Stati Uniti, America latina e Giappone