sabato_10_aprile
Compagnia Electra
O. W. COME OSCAR WILDE


Regia di Giuseppe Tesi
con Gloria Biondi, Stefania Biagioni, Francesca Natali, Isabella Lottini, Raffaele Totaro, Andrea Sbrinci

PRESENTAZIONE

Ho riflettuto a lungo sul “come” poter recuperare un testo appartenuto al repertorio di qualche anno fa (1995).“Come” poter rappresentare uno spaccato dell’ estetica e decadente? “Come” riuscire a far sì che uno dei suoi maggiori protagonisti, espressione raffinata di un’epoca cruciale, “chiusura ed apertura” ad un tempo, coincidenti singolarmente con la fine di un secolo – quasi un voltare di pagina –, non fossero banalizzati. In fondo, lasciatemelo dire, la poetica di Wilde è semplice e talvolta può risultare effimera, talaltra lievemente stucchevole, anche. La sua esasperante ricerca del bello, la sua ambiziosa e quasi maniacale ostinazione nel proporre lo stesso concetto cangiato in infinite sfumature (quasi fossero abiti differenti), può risultare forse monocorde ed un poco enfatica. “Come”, dunque, non cadere nei luoghi comuni e nell’equivoco di una “diversità” spicciola, oggi più che mai inflazionata ed inflazionabile dalle piccole miserie quotidiane? Come riuscire a realizzare un delicato tributo a tanto Maestro senza dimostrarsi moschina cocchiera? Come riuscire a tratteggiare la statura del genio e la grandezza dell’arte, luminisona pur nel frammento o ancor più difficilmente nel collage? Già! La statura del genio e la grandezza dell’arte! E che c’importa del resto? Il privato resti tale o non sia più tale quand’è arte!. Ecco allora la scelta di unire il “De profundis”, ad altre opere mature dell’autore, affidandone la recitazione, stavolta, ad una voce femminile matura, in una sorta di “mosaico” armonico, vero filo conduttore di un racconto senza racconto, di un “frammento” a sua volta segmentato che possa accendere in noi, attraverso l’afflato dell’arte, il sentimento del tutto. “Come” poi far incuriosire l’occhio e la mente? Questa era e resta la sfida. Che richiede di muoversi senza sfiorare l’ ironia delle commedie, la ricchezza del romanzo, ma anche facendo sì che il grottesco non si sovrapponga all’elemento classico che da sempre permette ai grandi autori di confidarsi bisbigliando? Ecco allora il desiderio di far emergere l’attore che interpreta ed attualizza, prediligendo la grazia dell’elemento femminile, capace con la propria forza di regalarci qualcosa di intimo ma vero.
Il regista, Giuseppe Tesi



Sedetevi pure, ma non tentate di mettervi comodi perché, quel che vedrete, non sarà per niente accomodante.
Il testo-mosaico di Oscar Wilde non potrebbe essere meno confortante e più irriverente. I brani dal De profundis, dalla Salomé, dal Dorian Grey ed altro ancora sembrano scritti ieri e, giustamente, la contestualizzazione ha giocato sulla sfalsatura temporale e sull’ambiguità sessuale. Le affermazioni di Wilde al processo e gli arguti aforismi umiliano, non solo il giudice al suo cospetto, ma proprio l’intera comunità, accusata di moralismo e di assenza di sensibilità estetica: uno spettacolo che non risparmia sferzate a nessuno. Per infierire spudoratamente sullo spettatore, l’ultima regia di Giuseppe Tesi ha scomodato anche Beethoven, i Dead can dance, Voltaire, Tenco e i più disparati materiali musicali, tutti pronti a implodere nell’atto teatrale. La recitazione è asciutta e, a tratti, isterica, talvolta malinconica. L’eros sembra suggerire la trama dei rapporti fra i personaggi, chiusi in un vicolo cieco che li inchioda ad una realtà – essa sì – oscena. Essi sono condannati a una comunicazione – non comunicazione, priva di feedback in cui solo il mittente-Wilde è credibile in quanto portatore di un ego già di per sé teatrale e teatralizzante: la dimensione spazio-temporale risulta satura e problematizzata. Lo spettatore ha consumato la sua palingenesi con la chiusura di un rito che lo sottrae alla barbarie della bruttezza.
Claudia Placanica



teatroelectra-regia.blogspot.com



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