NOTE DI REGIA
Il silenzio ha una sua musica, una vita indipendente dalla parola perché è un insieme di tante cose come il respiro, lo sguardo, il gesto, il pensiero che si forma piano, piano nella mente, il chiudere gli occhi, il battito del cuore, ecc. Pirandello per me, è un autore "silenzioso" e non per quello suesposto, il suo è un silenzio poco visibile con una particolare caratteristica, bisogna "cercarlo", ed è questo il lavoro di un teatrante che si avvicina al suo teatro, capire dove alberga questo particolare personaggio invisibile, ma sempre presente in ogni dramma. Tempo fa lessi che amava stare, quando poteva, nella sua casa natale ad Agrigento e la sua occupazione preferita era quella di guardare il mare da lontano e da questo privilegiato osservatorio sono convinto che ascoltava "il suo silenzio" che ho imparato a capire solo dopo, in età adulta, quando, da umile teatrante, mi sono avvicinato a lui e forse per le comuni origini siciliane, colgo queste sfumature, magari sbagliate ma intense per il loro significato emotivo, a volte, parla più un silenzio di tante parole. Questo testo è considerato minore, affermazione ridicola se si pensa che tutta la sua produzione letteraria che gli ha dato un Nobel, è ormai un classico studiata in tutte le scuole, ma al di là di questo, la storia è "semplice" come tutte le storie di vita, perché in Pirandello come in Eduardo, si rappresenta sempre la vita, magari da diverse angolazioni, con il denominatore comune che, in fondo, i veri protagonisti siamo noi stessi e quando affermo semplice, intendo la struttura del racconto, che vede il classico evolversi dei fatti secondo una regola ben precisa, prendere spunto dalla realtà di tutti i giorni, dove troviamo storie di uomini e donne nelle quali ci possiamo riconoscere perché, appunto, spaccati di vita con tutte le gioie e paure che viviamo e la vicenda del dramma è proprio il cercare di capire perché ci si trova dentro alle storie di cui sopra. Non amo molto raccontare o spiegare gli spettacoli, preferisco che il pubblico venga a vederli con i soli strumenti critici possibili, la propria sensibilità e l'istinto ed il silenzio del rito teatrale, nel buio della sala siamo noi, pubblico e gli attori, il resto è silenzio (Amleto).
APPROFONDIMENTI
È una commedia in tre atti derivata dalle novelle «La veglia» della raccolta In silenzio e «Vexilla Regis ... » della raccolta Il viaggio. La stesura ha avuto luogo nel 1919, forse in ottobre. Fu rappresentata per la prima volta al Teatro Goldoni di Venezia il 24 marzo 1920 .
L’intera trama ha il suo punto centrale di riferimento in Fulvia Gelli, donna tormentata, coinvolta in situazioni che la fanno soffrire e che la portano persino a sdoppiarsi, per sostenere una situazione familiare nella quale il marito l’ha ricondotta, dopo essere stato da lei abbandonato, insieme con la figlia, da molti anni. Fulvia era caduta molto in basso, aveva avuto numerosi amanti e aveva infine tentato di uccidersi perché schifata dall’esistenza che conduceva. A soccorrerla casualmente sarà proprio Silvio Gelli il marito, diventato un celebre chirurgo, che la opera e la salva; si riavvicina a lei e durante la convalescenza la mette incinta.); qui si compie la grande contesa tra Silvio Gelli e l’ultimo amante di Fulvia, Marco Mauri. Il comportamento di Fulvia è risentito e sprezzante: non vuole che il marito se la riprenda per rimorso di quello che le ha fatto: appena diciottenne l’aveva iniziata a pratiche amorose che hanno determinato in lei il cedimento ad altri uomini. È, quindi, un amore morboso quello che lega il celebre chirurgo a sua moglie; la qual cosa capovolge negli spettatori il superficiale giudizio della gente che vedono nel Gelli quasi un santo e in Fulvia un donna poco degna di lui. Il senso della commedia Come prima, meglio di prima è nella volontà di Silvio Gelli di continuare il suo rapporto con la moglie, appena ritrovata, nella sua casa, insieme con la figlia che non l’ha nemmeno conosciuta e crede che la madre sia morta. Fulvia sarà costretta a sdoppiarsi, a essere Francesca la seconda moglie di Silvio e quindi matrigna di Livia che invece è figlia sua. Livia prova repulsione per lei e le rende difficile la vita, la ritiene una donnaccia che usurpa il posto di sua madre: «Mi fa schifo», afferma, «orrore, come se parlandomi, guardandomi, facesse ogni volta un tradimento a mia madre». Soltanto la nuova maternità consola Fulvia dal rapporto torbido col marito e dalle continue offese della figlia.
Come sempre nelle commedie di Pirandello il personaggio che dovrebbe essere il peggiore finisce per risultare l’unico veramente umano, fra gente mediocre o falsa. Nella nuova maternità Fulvia ritrova la sua originaria purezza e si sente costretta a portar via la sua bambina da quella casa dove avrebbe dovuto vivere tra il malanimo della sorella e l’impostura del padre. Rivela la verità a Livia,e fugge verso la sincerità, l’autenticità dei sentimenti, oltre le barriere della falsità e dell’ipocrisia, alla ricerca di una vita migliore per la sue creature.